SERVIZIO DI PREVENZIONE PER DISTURBI ALIMENTARI PER ADOLESCENTI

La bilancia è l’unico oggetto in casa che non sa niente di te ma ti giudica comunque. 

 

Mattina. 

La sveglia suona e il primo pensiero non è “che giorno mi aspetta?”, ma “come mi sta oggi la felpa?”. Lo specchio non dà risposte, o ne dà troppe: un dettaglio che stona, una foto vista ieri sera che torna in mente, un confronto silenzioso con corpi perfetti che sembrano sempre “più” di te. Colazione? “Non ho fame adesso”, dici. In realtà, una parte di te sente fame; un’altra ti sussurra che saltare non è poi così
grave. “Recupero più tardi.” 

 

Intervallo a scuola. 

Gli amici parlano di compiti, di serie tv… poi qualcuno scherza su “diete”, “definizione”, “pancia piatta per l’estate”. Ridi anche tu, per non sentirti fuori, ma dentro si accende un fastidio: la sensazione di essere “sotto esame” anche quando stai solo addentando un panino. Scegli qualcosa di piccolo, “leggero”, e ti dici che è perché non vuoi appesantirti. Non è una regola, dici. È solo per oggi. 

 

Pomeriggio. 

Allenamento o studio. Sei bravə a tenere tutto sotto controllo: orari, impegni, performance. È una bella qualità, finché non diventa un giudice severo. Mentre ripeti storia cammini in tondo, cammini, e cammini ancora. Ti sembrano trascorsi dieci minuti, ma ne sono passati quaranta. Ti senti affaticatə, vorresti fermarti ma non puoi, “cammino altri venti minuti mentre ripeto letteratura, così mi sento a posto”. Ti dici che la disciplina fa bene — ed è vero — ma oggi sembra che valga solo se superi l’asticella che tu stessə alzi, ogni volta un po’ di più.

 

A tavola. 

In famiglia c’è affetto che spesso però è difficile da dimostrare e percepire, a causa della fretta, degli impegni e delle tensioni. Durante il pranzo ti chiedono: “Che voto hai preso al compito di matematica?”. Sai la risposta, ma sai anche che non sarà abbastanza, nè per te nè per loro. Intanto sposti il cibo nel piatto, tutto ti sembra troppo condito, le porzioni sembrano esagerate, dici che non hai tanta fame. A volte invece mangi veloce, senza assaporare nulla e poi arriva un senso di colpa che non sai nominare: “Ho esagerato?”. Non è una tragedia, sai che non lo è, eppure una parte di te non è d’accordo. E resta un eco, che rimbomba forte. 

 

Sera, social e specchi. 

Scorri immagini: sorrisi, addominali, ricette fit, filtri che cancellano ogni imperfezione. Senti un pizzico di invidia mista a ammirazione. Ti prometti che da domani mangerai “meglio”, “più pulito”, “più preciso”. Intanto provi una felpa più larga: ti fa sentire al sicuro, come se potessi nasconderti finché non ti sentirai “abbastanza”.

 

Notte.

Ripensi alla giornata. Elenchi mentalmente ciò che hai fatto “bene” e “male”. Ti dai un voto. Domani andrà meglio, prometti. Riuscirai a tenere tutto sotto controllo perchè abbassare la guardia sarebbe troppo rischioso, ti sentiresti troppo vulnerabile. Inizi ad avere sonno e speri che, almeno questa volta, riuscirai a dormire serenamente. Finalmente ti addormenti, ma con l’idea che tutto si giochi in questi piccoli calcoli. In realtà, stai chiedendo aiuto a modo tuo: stai dicendo “mi serve più serenità di così”.

 

Cosa ci sta dicendo questa giornata

Questa giornata non fa “diagnosi”. Mostra fili sottili: confronti continui con i social, attenzione crescente al corpo, perfezionismo, scelte alimentari via via più rigide, allenamento come bilancia del valore personale, ansia o colpa dopo i pasti, bisogno di controllo quando fuori c’è confusione. Sono campanelli precoci che, se riconosciuti, permettono di invertire la rotta con delicatezza e competenza. Questi segnali sono coerenti con i principali fattori di rischio riconosciuti in adolescenza (autostima, pressione dei pari, clima familiare/stress, perfezionismo/controllo, sport con focus sulla forma fisica e sul peso, bullismo, diete precoci, ansia/umore, influenza dei social), sui quali si basa anche il nostro piano di prevenzione e consulenza.

 

Se ti sei riconosciutə in alcuni passaggi 

Non significa che tu abbia un disturbo. Significa che il tuo rapporto con corpo, cibo e controllo può avere bisogno di uno spazio di ascolto, in cui prendersene cura. È un buon momento per parlarne in un luogo sicuro, con professionisti competenti. 

 

Avvio della consulenza (primo contatto, 10 minuti) 

Ti proponiamo un mini check , riservato e senza giudizio. Per ciascun punto, pensa a quanto ti capita: mai / raramente / a volte / spesso.

1. Quando ti guardi allo specchio, quanto spesso noti solo ciò che non ti piace?

2. Quanto spesso confronti il tuo corpo con immagini viste sui social e ti senti “meno”?
3. Ogni quanto ti capita di saltare o restringere i pasti “per sentirti a posto”?
4. Dopo aver mangiato, provi colpa o pensi di “compensare” con esercizio?
5. L’idea di “fare tutto perfettamente” ti mette pressione anche sul cibo o sull’allenamento?
6. A tavola, quanto spesso preferisci parlare poco di ciò che mangi o cambiare discorso?
7. Nel tuo sport (o gruppo), senti aspettative sul peso o sull’aspetto?
8. Negli ultimi mesi hai vissuto stress/tensioni familiari o prese in giro legate all’aspetto?
9. Umore e ansia: quanto spesso il cibo diventa un modo per gestirli?
10. Ti sembra che il tuo valore dipenda da come mangi o da come appari?
Se “spesso” compare in più di 3 risposte, è un buon segnale per fare due chiacchiere con un/una professionista: prevenire è cura.

 

Prossimi passi

● Colloquio di orientamento (individuale, online o in presenza): uno spazio sicuro e accogliente, in cui potrai raccontare la tua storia, senza paura del giudizio.
● Piano breve di prevenzione: 2–4 incontri focalizzati su consapevolezza corporea, routine alimentari flessibili, autostima, gestione di perfezionismo e confronto sociale, coinvolgendo — se vuoi — chi per te è una base sicura (genitore/i, allenatore, insegnante).
● Opzioni di supporto: qualora emergano bisogni specifici, ti proponiamo percorsi multidisciplinari dedicati (psicologici e/o nutrizionali), in cui ti accompagneremo in ogni passaggio con chiarezza.

 

Riservatezza e rispetto vengono prima di tutto. 

Comprendiamo quanto possa essere difficile condividere le proprie vulnerabilità con il contesto familiare. Riconosciamo e rispettiamo questa naturale riservatezza. Tuttavia, qualora tu fossi minorenne, risulterà necessario comunicare con i tuoi familiari per promuovere il tuo benessere e garantire un supporto ottimale. Tale condivisione avverrà in totale trasparenza e collaborazione con te. Ci impegneremo a confrontarci insieme in merito alle informazioni specifiche da condividere con la tua famiglia. Questo processo sarà guidato da due principi: il rigoroso rispetto della sua riservatezza e di ciò che desideri mantenere privato e la necessità di rendere i suoi familiari pienamente consapevoli delle tue difficoltà, in modo che possano fornirti il sostegno più adeguato ed efficace. Il tuo benessere è la nostra priorità e vorremmo che tu ne fossi parte attiva.

 

Un messaggio per te

Il corpo non è una prova da superare. È casa. Meriti un rapporto più gentile con te stesssə — fatto di cibo che nutre, movimento che ti fa stare bene, parole interne meno dure.

Se vuoi, iniziamo da qui. Un passo piccolo, ma tuo.

Dott. Leonardo Mendolicchio
Psichiatra e Psicoanalista
Ritratto del Dott. Leonardo Mendolicchio, Psichiatra

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Dott.ssa Elisa Viozzi
Psicologa e Psicoterapeuta

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